sabato 7 marzo 2015

Noi Siciliani

Le cronache degli ultimi tempi (mi riferisco in particolare all'arresto di Roberto Helg, Presidente della Camera di Commercio di Palermo, mentre intascava una tangente), contribuiscono ogni giorno di più alla diffusione dell'immagine stereotipata di una Sicilia corrotta e collusa dove “tutto cambia per rimanere così com'è”.  Di certo non era questo il tipo di pubblicità a cui si riferiva Lucrezio quando, nel suo De rerum Natura, scriveva: “Giusto è che questa terra, di tante bellezze superba, alle genti si additi e molto si ammiri, opulenta d'invidiati beni e ricca di nobili spiriti”!  Dove sono finiti questi nobili spiriti, dove sono finiti i Siciliani onesti? Ci siamo ancora, solo che non siamo più capaci di fare “scrusciu”, o lo facciamo nel modo sbagliato. Sciascia scriveva che “la Storia è fatta di cicli: tutto torna, col tempo”.  Questa Storia siamo anche Noi.


Noi, terra espugnata, Noi crocevia del Mediterraneo. Noi, porto dei Fenici. Noi, culla della Magna Grecia, Olimpo di divinità in trasferta. Noi, teatro di guerre puniche, di quei Cartaginesi che, proprio in Sicilia, furono battezzati punici.  Noi, granaio d'Italia, prima provincia romana. Noi, due volte greci con l'arrivo dei bizantini di Belisario, che ci liberò dai Goti. Noi, dall'827, divenuti arabi, arabi nella splendida Zisa, arabi nei mercati e nella cucina di strada, arabi nella convivenza quasi pacifica con i cristiani, arabi nei progressi dell'agricoltura, arabi nell'invenzione della cassata e dello sciàrbat , arabi come il geografo  Al-Hidrisi che a Palermo costruì un grande planisfero d'argento.


Noi, normanni del gran conte Ruggero, Noi sudditi del primo re di Sicilia, Ruggero II, Noi spettatori- attori di una Palermo cosmopolita, Noi tessere di un opulento mosaico, crogiolo e sintesi di civiltà diverse, lontane, vicine.  Noi, fautori con Ruggero, del primo Parlamento al mondo ( insieme a quello dell'isola di Man). Noi, svevi, sudditi di un re-bambino, sovrano di buona parte del mondo allora conosciuto; Noi,compagni di gioco dello stupor mundi, di Federico II.  Noi, poeti della " Scuola poetica siciliana" di Federico, che, con i nostri neologismi e con i nostri sincretismi, gettammo le basi per la nascita della lingua italiana.


Noi, così restii alla dominazione angioina da trasformare un momento di preghiera ( i vespri) in una rivolta. Noi, per due secoli, spagnoli di Pietro III d'Aragona, spagnoli nello sfarzo, nella reticenza e nel luttoso apparire di misticismi ostentati in un nirvana di piazza, di inquisizioni flagellanti.  Noi, piemontesi di casa Savoia Noi, che assistemmo silenti, all'incoronazione a Palermo di Vittorio Amedeo II e di sua moglie Anna Maria di Orleans, emuli, sbiaditi nel loro grigiore, di Ruggero prima, di Federico poi.  Noi, mai austriaci, seppur, per quindici anni, assoggettati al loro duro regime. Noi, di là dal faro dei Borboni, per più di cento anni, Noi ridotti a mera provincia del Regno di Napoli. Noi, quelli della Costituzione del 1812, con l'innovativa abolizione dei poteri civili sulla popolazione, nel contesto feudale.


Noi, fratelli di rivoluzionari antiborbonici come Salvatore Spinuzza, Francesco Bentivegna, del borbonico pentito Ruggero Settimo.  Noi, fratelli rivoluzionari di Nicola e Carlo Botta, di Andrea Maggio, di Francesco Guarnera; di nobili quale Antonino Agnello, quale il barone Enrico Pirajno di Mandralisca, deputato al Parlamento siciliano, attivamente ostile al regime borbonico, poi, nel 1861, eletto Deputato del Parlamento nazionale.  Noi, quelli della Costituzione del 1848, dell'indipendenza dal Regno di Napoli.  Noi, che per ottenere l'indipendenza, ci affidammo ad un altro dittatore con la camicia rossa.  Noi, regione non annessa, malgrado l'Unità.


Noi mafia, non stato nello Stato, ma stato senza Stato.  Noi, quelli del brigantaggio, della leva obbligatoria di uno Stato che ci aveva lasciato orfani.  Noi, fratelli, del bandito Giuliano, ladro di grano, vaneggiatore di un'annessione della Sicilia all'America.  Noi, fratelli di Placido Rizzotto, nato in una città di mafia e così ostinatamente contro essa da pagare con la vita il coraggio della sua voce.  Noi, fratelli di Ignazio Buttitta, il poeta di " Lu pani si chiama pani" e di Rosa Balistreri, la voce della disperazione siciliana che si fa arte.


Noi, quelli dello sbarco degli alleati, dei nostri sogni violati, masticando un chewingum, cucendo abiti da sposa con la tela dei paracadute.  Noi, quelli dei morti ammazzati, il cui oblio scivolava nel sangue.  Noi, quelli che gridano in una chiesa per ricomporre i brandelli di corpi vilipesi, violati anche nel loro essere morti. Noi, quelli che non sentono nel silenzio omertoso le urla afone pietrificate in pilastri di cemento, che reggono i nostri palazzi, che sostengono le nostre vite. Noi, sciolti nella disperazione, che, come acido, corrode. Noi, che ascoltiamo quell'uomo vestito di bianco che scandisce, con coraggio le parole : «mafiosi, convertitevi!». Noi, che diciamo basta nelle piazze, che pronunciamo quei nomi, ad uno ad uno, come cimeli di un dolore che non muore nelle sue arse e riarse ceneri.


Noi, che siamo stanchi di subire l'affronto di essere subalterni, estremo limen di un'Italia altra.  Noi, che siamo fieri di essere terra che accoglie, sbarco dopo sbarco, disperati in cerca di calore.


Noi… semplicemente SICILIANI.

10 commenti:

  1. Meraviglioso, l'ho letto più di una volta. Grande Calo.
    Voi Siciliani, voi persone speciali, stupende. Non solo mafia, non solo ladri, ma tanto altro e in positivo.
    Ciao, Pat

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  2. Noi... viscerali... che partiamo in quarta quando dobbiamo scrivere qualcosa... e poi magari ci scendono le lacrime quando la rileggiamo...
    Grazie Pat, un bacio.

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  3. Voi Siciliani che avete una persona capace di riassumere in un post tutta la vostra storia fatta di fierezza e di disperazione.
    La mia fierezza è di aver nel cuore questa persona stupenda.
    robi.

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  4. Le lacrime sono scese anche a me perchè, anche se siciliana non sono e se non sono mai venuta in Sicilia, sento forte il legame con questa vostra terra stupenda e sofferente.
    Grazie per questo post, Calo. Davvero.

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  5. Sono tanti i siciliani capaci di fare (anche meglio di me!) quel che ho fatto io. Ma sfido chiunque a trovare un siciliano che abbia un gemellino fiero di lui, come tu (bontà tua!) lo sei di me. :-)
    Grazie, Robi. Buona nuova settimana per te e Lina.

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  6. Grazie a te, Maris, per la tua vicinanza e il tuo affetto!
    Ma come... mai venuta in Sicilia?!? Non è mai troppo tardi! Ti assicuro che ne trarreste giovamento... tutti e quattro! ^_^
    Baciottini siculi per tutti!

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  7. Conosco estremamente bene i siciliani e la sicilia per essere vissuto anni nel suo centro fra le colline che sovrastano la palermo-catania tanto bistrattata e forse ora rimessa anche un po' a nuovo per quanto si è potuto di certo meno di quanto sarebbe necessario. Mi innamorai di questa terra sin dalla prima traghettata sulla Caronte mentre da Villa osservavo le colline del Musolino su Messina dai cui tetti è possibile osservare sia lo stretto che il sud del tirreno. Posto straordinario e non solo. La Sicilia è cambiata e di molto. I suoi giovani hanno determinato un grosso e profondo cambiamento nei modi di dire e pensare e immaginare il futuro, i luoghi comuni che si sono formati in altre zone d'Italia non permettono la determinazione di una considerazione obiettiva dei Siciliani così come dei Pugliesi o Calabresi o Napoletani. C'è una generica e diffusa mentalità strana forse generata da pochi e sbiaditi rappresentanti del sud che ha trascinato nella scontatezza di certa idea tutti coloro che provengono dal sud. E' la storia, e non quella antica, ma soprattutto quella contemporanea che prende il nome di Falcone e Borsellino fra quelli più altisonanti, solo per citarne alcuni, e questo non per rendere tutto più facile ed il mio intervento accettabile perché non sono gli unici nomi e non sono gli ultimi, ma per pronunciare parole silenziose delle quali non si ha bisogno per non cadere nell'essere oggetto di pietismo considerando il valore intrinseco negli uomini, a qualunque latitudine appartengano. Strano e triste quello che si teme di definire razzismo quando si parla di supponenza nei confronti del sud del mondo, perché non parliamo e non possiamo parlare solo del sud d'Italia, non solo. Un'antica idea derivante da certa storia fatta e narrata da chi l'ha solo scritta interpretandola mediante filtri di convinzioni personali e tramandata ai posteri. Eppure basta andare a farsi un bel viaggio fra le 'trazzere' delle campagne sature di arance della piana di Catania per farsi un'idea di cosa stiamo parlando. Ma non sono sicuro che questo basti. C'è una volontà ben precisa di tenere in soggezione una terra per coltivare forti interessi economici. E non è solo questo che si muove dietro le quinte di questo grande teatro dell'etica.

    Mi fermo qui scusandomi per la lunghezza e forse per l'inopportunità delle mie parole ma non riesco a scrivere commenti di facciata. Non l'ho mai fatto!

    Un saluto notturno Calo.




    Uomo

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  8. Uno scritto di getto, addolorato e viscerale... un vomitare fuori qualcosa che bruciava dentro.
    So bene che ci sono delle lacune... nel bene e nel male Noi Siciliani siamo tanto altro... ma stavolta ho preferito non tacere e tenere tutto dentro...
    Mi rincuora sapere che altri, meglio di me, amano questa Terra e ogni giorno lottano per il suo riscatto.
    Grazie per il tuo puntuale commento, non di facciata come nessuno dei commenti che i miei amici lasciano su queste pagine.
    Un saluto pomeridiano.

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  9. Noi semplicemente Siciliani e popolo con tante contraddizioni, aggiungo.
    Manco dalla Sicilia da diversi anni ormai, ne avevo 17 di anni quando mio padre per motivi di lavoro ci ha “trasportati” in Sardegna. Ma ci sono tornato tante volte negli anni e dentro di me ho radicata la cultura di un popolo che malgrado tutto non chiede tanti sconti.

    Alcuni anni fa ci sono tornato anche per lavoro e visto che i tempi non erano mai troppi, cercavo di fare in modo che in pochi giorni fosse tutto pianificato. All’inizio, forte dell’esperienza del NODD, ero abbastanza intollerante con i tempi di chi doveva eseguire i lavori, il caffè, la granita, due chiacchiere, era sempre la premessa da anteporre a qualsiasi altra cosa. Poi ho capito di essere io nel torto, volevo, pretendevo che loro ragionassero con la mia mentalità e quando mi sono accorto che la loro professionalità non veniva meno anche con qualche caffè in più, mi sono rilassato e alla fine i risultati sono stati davvero al di sopra dalle aspettative.

    Questo per dire che è importante capire la cultura e la mentalità della gente, a qualsiasi meridiano si trovi ed è quello che dico sempre quando alle volte mi capita di discutere sui Siciliani, su certi stereotipi che purtroppo in Italia girano da sempre, spesso solo come allenamento alla maldicenza.

    Dico che non si può giudicare un popolo se non si conosce la sua storia, altrimenti diventa un’analisi superficiale e scontata. L’essere fieri della propria terra vuol dire riuscire a vedere tutto ciò che di bello e di brutto c’è, essere critici con i difetti e teneri con i pregi, e di quest’ultimi i Siciliani ne hanno tanti, che già l’accoglienza potrebbe bastare e avanzare.

    Oggi purtroppo la corruzione è in tutte le sfere e in tutta Italia, per cui non fa specie se avviene in Sicilia o in Lombardia, bisogna soltanto non farsi coinvolgere da false e scontate consuetudini, tutto qui.

    Per il resto, credo che noi Siciliani dovremmo volerci un po’ più di bene, ma questa è un’usanza avvezza a tutti gli Italiani.

    Ciao Calo, un bel post, davvero.

    Buon fine settimana e salutami la mia bella Sicilia. :-)

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  10. La tua bella Sicilia ricambia i saluti, caro Arthur, e ti ringrazia per questa pagina di...orgoglio siculo!
    E ti ringrazio, personalmente anche io perché , lì dove sei, porti il bello e il buono della nostra amata terra.
    Un caro saluto, caldo del primo scirocco dell'anno.

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