Avrò avuto 9/10 anni. Indossavo una gonnellina di jeans ed un maglioncino che faceva pendant con le guanciotte di “rosso affruntulino” imporporate. Con le gambe che tremavano e le mani sudatissime, che asciugavo con nonchalance alla gonnellina, iniziavo a cantare la mia parte da solista…
“… questa vita è come una pianta e noi siamo le foglie più vive,
senza piante, lo sai, c'è il deserto, perciò amico coltiva il tuo amor”
per poi, più tranquilla, unirmi al coro per il ritornello...
“Tu non puoi vivere solo, tu non puoi chiudere gli occhi,
e non puoi spegner l'amore, altrimenti resti al buio.
Tu non puoi stare in disparte, come un sasso senza vita,
guarda il Sole che è di tutti, così dev'essere il tuo Amor.”
Avrò avuto 13/14 anni. I miei ci avevano lasciato a San Fratello dalla nonna ed erano volati a Milano, a fare la conoscenza di quella che, allora, era “solo” una leucoplachìa. Il mio “compito da grande” era prendermi cura della piccola Maria Teresa e lo facevo davvero bene!
Mi piaceva soprattutto darle da mangiare e farla addormentare. E mentre la imboccavo o la cullavo, tra tutte le canzoni possibili e immaginabili, io le cantavo proprio “quella”.
Oggi Maria Teresa è venuta a trovarmi col piccolo Salvatore e mi ha fatto un gran bene incontrarlo! Lui, che sorride sempre nonostante tutto quello che ha passato... Lui, che ti abbraccia con la forza della sua gracilità… Lui, che ti spiazza come solo lui sa fare… e mentre sfogliamo il suo libro degli animali, con la sua vocina sottile mi fa: “Calo, lo sai? Io so una canzoncina!”
“Davvero?! Me la fai sentire?”
“Sì Sì!”
E inizia a cantare. “Quella” canzone. E quelle parole, cantate da lui, sono insieme schiaffo e carezza. Mi emoziono. Vorrei trattenermi, ma non ci riesco. Scende qualche lacrima. E quando Salvatore se ne accorge, con le manine mi asciuga le lacrime e mi dà il colpo di grazia: “Non devi piangere, io ti voglio bene!!”
Colpita e affondata! Ma soprattutto AMATA!