venerdì 27 marzo 2015

Mariarosa, Scontentina Lamentosa

C'era una volta una bambina capricciosa, quasi sempre scontenta e perciò di cattivo umore. Il suo nome era Mariarosa, ma tutti ormai la chiamavano Scontentina Lamentosa. La piccola non era mai soddisfatta, desiderava tante cose  e non si accontentava, né apprezzava, quelle che già aveva. Un giorno, mentre andava a fare la spesa per la mamma, incontrò una vecchina che le disse: “Cos’è questa faccia imbronciata? Con chi ce l’hai, piccolina?” “Con la mamma, le avevo chiesto un nuovo paio di scarpette per il saggio di danza, ma mi ha detto che quelle che mi ha comprato un mese fa vanno bene!” “Suvvia, non è poi così grave! Vuoi vedere che riesco a strapparti un sorriso? Ti piacerebbe avere un bel paio di scarpette d'oro?” “Sì che mi piacerebbe”, rispose sorridendo Mariarosa. “E una bella gonna di pizzi d'argento?” “Wow, certo!” “E una corona di brillanti? E un manto imbastito di pietre preziose?” “Ma cos’è, mi prendi in giro? Guarda che oggi non è il Pesce D’Aprile!” “Credi che ti stia prendendo in giro? Vieni con me e vedrai che non è così!”

Mariarosa indugiò un po’ davanti alla porta del supermercato dove l’aveva mandata la mamma. Poi decise di andare con la vecchina. La prese per mano e… una folata di vento le sollevò da terra e le portò in alto nel cielo. Mariarosa non aveva più la faccia imbronciata da scontentina lamentosa, anzi! Era entusiasta di quel volo, del suo attraversare le nuvole e del fatto che vedeva le città piccole piccole e gli uomini che sembravano formiche. Mentre era in cielo, sentì il vento fischiare forte, sempre più forte e finì nel bel mezzo di una tempesta di lampi e di tuoni che la impaurì e allora cominciò a gridare: “Voglio tornare a casa! Fammi scendere, fammi tornare dalla mia mamma”. Ma la vecchina fece finta di non sentirla.

Mariarosa capì di essere in pericolo e la paura si fece ancora più grande quando il suo rocambolesco volo si concluse al ponte levatoio di un vecchio castello. La prelevarono due donne con folti capelli corvini e crespi, unghie lunghe e arcuate e vestiti neri come il carbone. Portarono Mariarosa in una stanza piena di specchi dove la vestirono con scarpe d'oro, una gonna di pizzo d'argento, un mantello di pietre preziose e le misero una corona in testa. La bambina, che fino ad un attimo prima tremava di paura, adesso non faceva altro che guardarsi soddisfatta agli specchi. Sembrava una principessa e la cosa le dava un’immensa soddisfazione. “Andiamo” - le dissero – “sei attesa al ballo del principe”. A Mariarosa sembrava di toccare il cielo con un dito. Come era possibile che una fortuna così improvvisa fosse capitata proprio a lei, che tutti chiamavano Scontentina Lamentosa? Non fece in tempo a darsi una risposta che il principe la invitò a ballare.

Dopo i primi volteggi Mariarosa sentì che la mano del principe stava diventando strana, le unghie pungevano come artigli e la pelle da liscia si era fatta ruvida e pelosa. Quando alzò gli occhi e si accorse del mostro che aveva davanti lanciò un grido di terrore: “Ahhhh!! Aiuto mammina, aiuto!!” Nel culmine della disperazione sentì una mano accarezzarle la fronte. Era la mano della sua mamma. “Tranquilla, bambina mia… era solo un brutto sogno”. Mariarosa abbracciò la mamma e si ripromise di smetterla con scontenti e malumori e di imparare a sorridere del bello che la vita le avrebbe donato da quel giorno in poi.

6 commenti:

  1. Che bella, un racconto-fiaba che fa capire che non bisogna sempre lamentarsi di tutto, ma anche sapersi accontentare e saper gustare quello che la vita ci offre.
    Bravissima. Un abbraccio e serena notte, Pat

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  2. Dovremmo ricordarcene più spesso, cara Pat! :-)
    E grazie per gli apprezzamenti che sempre mi rivolgi!
    Buona giornata!

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  3. Io per primo, mi dimentico di ricordare tante cose che ridimensionerebbero all'istante certi atteggiamenti umorali infastiditi e lamentosi.
    Gemellino distratto..... ti augura buona cena e serata. robi

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  4. Gemellina smemorina comprende fin troppo bene, ahimè!
    E Miss Lamentazioni pure!!
    Serena notte amico mio!

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  5. Gentile come sempre cara Calo e grazie per il tuo apprezzato commento. Scusami se non ho lasciato un commento al tuo post, ma in questo periodo sono sotto pressione, anche oggi sono rincasato dallo studio alle 20.00 senza fermarmi da stamane alle 7.30 nemmeno per la pausa pranzo, 12 ore di lavoro senza tregua. Tutta colpa delle consulenze di questo periodo che, nel mio lavoro, prevedono le certificazioni di sistema e di prodotto presso alcuni grossi mangimifici. Soltanto a fine aprile riesco a tirare fiato, oramai da anni, e finalmente dopo la stesura di tanti piani di controllo H.A.C.C.P. potrò concedermi una pausa a Parigi di una decina di giorni. Grazie per la tua gentilezza e le parole buone che mai mi fai mancare, anche riguardo alla Teresina che tra un mese compie 85 anni e mai si lamenta nonostante gli acciacchi e...anche qualcosa di più.
    Grazie ancora generosa amica, ti auguro tante cose belle e ti regalo la prima Pulmonaria Officinalis che domenica ho trovato in montagna al limitare delle nevi.
    Con riconoscenza e affetto.
    haffner

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  6. E' sempre un piacere leggerti, caro Haffner, soprattutto quando, nonostante i tuoi molteplici impegni, riesci a ritagliare preziosi istanti del tuo tempo per gli amici blogger.
    Grazie per il tuo esserci e grazie per la Pulmonaria Officinalis :-)
    In alto i cuori sempre!

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