venerdì 28 novembre 2014

La storia di Sciccareddu e Tartuchina

Nella ridente e assolata campagna siciliana viveva un piccolo asinello che tutti chiamavano Sciccareddu. Un giorno, mentre passeggiava per i prati sotto il tiepido sole primaverile, notò degli strani movimenti in mezzo all’erba. Si fermò per osservare meglio e vide che si trattava di un piccolo animaletto. Un animaletto strano per la verità: più basso di lui, più lento e con una corazza a chiazze grigie e marroni. E ce n’era pure una gialla.


Sciccareddu si avvicinò a quell’esserino e, con la sua innata gentilezza, disse: "Ciao! Come ti chiami? Sei nuovo di queste parti? Non t’ho mai visto!" "Mi chiamo Tartuchina e… mi sono persa!"- rispose la tartaruga. "Volevo fare una passeggiata, conoscere amici… ma nessuno vuole stare con me perché il mio passo è lento… e poi …. sono brutta e diversa da tutti gli altri animaletti".


Sciccareddu le chiese: "Qual è la tua diversità? Forse perchè hai la corazza con una chiazza gialla?" Tartuchina rispose di si e si mise a piangere così tanto che formò nel prato un laghetto di lacrime. "Non fare così" - le disse l’asinello. "Sai, tutti noi se ci guardiamo allo specchio abbiamo qualche difettuccio: chi ha il naso a patata, chi ha le zampette storte, chi si sente goffo, grasso, ma non per questo è triste, non ha amici o piange sempre. Forse ancora non lo sai… ma ognuno di noi ha delle caratteristiche e delle doti che nessun altro possiede, e che lo rendono unico. Anche per te è così! Dai, sali sulla mia groppa, ti darò un passaggio e ti farò scoprire un mondo tutto nuovo".


L’asinello si chinò, prese sul dorso la tartarughina e iniziarono passeggiare senza una meta ben precisa. E cantavano, scherzavano, ridevano, rallegrando il paesaggio e tutti gli esseri che vi abitavano. La tartaruga, abituata a guardare solo in basso, quando alzò gli occhi scoprì il cielo azzurro, il sole splendente, e gli uccellini che danzavano di qua e di la per il cielo. "Wow, che bello!" - disse rivolgendosi al suo amico asinello.


Passarono ore indimenticabili e, quando si fece buio, si fermarono sotto ad un albero di ciliegio e dormirono tutta la notte vicini vicini.
Al mattino, Tartuchina chiamò Sciccareddu che ancora dormiva e gli disse: "Grazie amico caro, non ti dimenticherò mai, sarai sempre nel mio cuore, perché ti sei accorto di me e hai saputo donarmi il tuo tempo." E mentre piangeva di gioia e commozione staccò dalla sua corazza la tegolina gialla e la diede al suo amico. "Te la regalo, perchè possa farti luce in ogni momento della tua vita".


Sciccareddu per la gioia e l'emozione iniziò a saltellare di quà e di là, felice per il dono ricevuto e perchè aveva messo in pratica un insegnamento del suo papà e cioè che chi vuol bene a qualcuno trova sempre il modo di fare qualcosa per lui.

mercoledì 19 novembre 2014

Tracce

Tracce...

Rugiada di ricordi su volti solcati dalla sofferenza,

altalena di emozioni che si susseguono come diapositive.

Cerco tracce di Te.

Cerco... e silenziosamente trovo

in Me

attimi di VITA VERA.

lunedì 10 novembre 2014

Tra i quotidiani frammenti d'infinito... Ciò che inferno non è!

Potrebbe sembrare una frase ad effetto. Non lo è. E' una conquista che profuma di consapevolezza e sprona a vivere la vita con serena inquietudine.

Tutta colpa di un libro, un libro tra le cui righe l'occhio si perde e anche il cuore resta invischiato.

Anzitutto perchè quel libro ha radici profonde tra i colori e i profumi della Tua Terra, una terra che sembra costruita sul paradosso, che incanta ed incatena, che cade, sconfitta dai suoi stessi figli, ma che si riscatta grazie ad altri Figli, impastati di amore e di dolore, che dignitosamente soffrono e sperano, lottano e amano, affinchè la Vita possa essere compresa e non compressa e venga meno la logica della "sottrazione", quella cioè che impone di togliere la Vita e l'Amore da tutte le cose.

Uno di questi Figli aveva una speranza certa: "Togli l'Amore e avrai l'inferno. Metti l'Amore e avrai ciò che inferno non è".

Occorre imparare l'Amore per non restare analfabeti della vita, occorre farsi dono, occorre riparare, riannodare, restaurare, ricominciare, riconciliare. Occorre sacrificio, occorre cioè rendere sacro, e custodire, il destinatario (persona o cosa) del tuo fare. Occorrono piccoli e significativi gesti d'amore, perchè NIENTE E' PERDUTO DI CIO' CHE E' VISSUTO NELL'AMORE. Rimane. In quotidiani frammenti d'Infinito.
Avanzi nella lettura. E proprio quando occhi e cuore prendono il largo, qualcuno ti ricorda che l'Infinito non sta "solo" nei libri, ma in ogni vita che cerca il suo significato.


...


E' sabato 8 Novembre e ai Cantieri Culturali alla Zisa Alessandro D'avenia, l'autore di quel libro, ti parla di un sorriso disarmato e disarmante, quello di 3P: Padre Pino Puglisi.



Lo fa sorridendo. E sorridi anche tu: quelle di D'Avenia non sono mai "solo" parole! E' così anche stavolta, sono parole che danno alla luce emozioni di tempesta interiore e danno luce a quell'angolo di cuore che sente forte il bisogno di terraferma ma anche, irresistibile, il richiamo del mare...

E quando, a fine incontro, ti avvicini per la firma della tua copia... nelle parole e nella stretta di mano che vi scambiate c'è la scoperta che la tua serena inquietudine non era spenta, covava, come brace sotto la cenere, insieme ai tuoi desideri più grandi. Compreso quello di continuare a dirti e a darti attraverso la scrittura.




Grazie Alessandro!

venerdì 7 novembre 2014

Il troppo è troppo!



Ultimamente mi hanno detto:
sei troppo altruista,
sei sempre troppo sincera,
sei troppo impulsiva e troppo razionale,
sei spesso troppo malinconica,
sei veramente troppo fragile.
IL TROPPO E' TROPPO!
Alla fine ho risposto
che sono semplicemente troppo me stessa
e che il tempo è troppo poco per essere qualcun'altra
 


 

 
 


domenica 2 novembre 2014

Io e mio padre

Vibranti
le corde del cuore
frantumano
del silenzio il dolore.

Immagini riflesse in uno specchio:
più mi guardo e più gli somiglio!
Sovrappongo la sua figura alla mia e sorrido:
balza all'occhio
l'identico, dolce cipiglio.

Ci riincontreremo mai io e mio padre?

Restiamo qui
immagine riflessa di un tempo che fu
e che ancora è
perchè ci sei sempre TU
al centro del mio cuore.