Oggi
un amico musicista mi ha donato una bella riflessione! Mi ha fatto
pensare al nostro cuore, paragonandolo alla cassa di risonanza di una
chitarra. Un paesaggio interiore abbastanza capiente che si lascia
attraversare e in cui vibrano suoni e rumori che ci accarezzano e ci
feriscono, ci commuovono e ci angustiano, ci fanno esultare e ci
straziano.
A
volte il nostro cuore è così libero, aperto e “sintonizzato”
che riesce ad ascoltare, ad accogliere e ad amare il dolore che si
nasconde nei silenzi o che si palesa in parole dure e disperate, la
melodia muta delle lacrime trattenute e ingoiate, i sospiri
dell'insoddisfazione e dell'incertezza, il ronzio di mormorii che
invocano attenzione.
Altre
volte, invece, la nostra cassa armonica interiore è così ingombra di
noi stessi e “disturbata” dai nostri pregiudizi, che se anche le
corde del cuore vengono pizzicate, nessun suono trova più un alveo
in cui fluire e dare ragione di sé, anzi muore sul nascere, di
asfissia e di rigetto.
…
Non
lasciamo che la nostra cassa armonica interiore venga riempita da
pallottole di carta e diventi “sorda”! Permettiamole di
accogliere e far vibrare quanto è più prezioso e vulnerabile in noi
e negli altri!

