C'era una volta un paesaggio mozzafiato. A sud dell'orizzonte, nell'aperta campagna a ridosso della grande collina, sorgeva il regno di Lucertopoli. Un giorno di giugno di tanto tempo fa il regno fu svegliato da squilli di tromba e spari di cannone: era nata l'ultimogenita del re, un apostrofo verde a cui papà Ramarro e mamma Margòtola avevano dato il nome di Scricciolina.
Chi avrebbe mai potuto immaginare che quell'esserino piccolo e indifeso sarebbe diventato una lucertola tutto pepe? E invece Scricciolina diede ben presto prova della sua unicità. Nel regno tutti impararono a volerle bene per la sua naturale capacità di attirare coccole, per il suo sorriso contagioso, per l'irrefrenabile e disarmante curiosità che le faceva attaccare bottone con chiunque incontrasse sul suo cammino.
Un pomeriggio, mentre passeggiava canticchiando tra le vie di Lucertopoli, assolicchiandosi ora quà ora là, Scricciolina notò che la porta della bottega di Mastro Pialla, il falegname del regno, era socchiusa. Era un'occasione da non perdere! Si guardò intorno, vide che l'uomo era intento a scaricare delle tavole di legno e senza indugio guizzò dentro.
Nonostante fosse un ambiente misteriosamente silenzioso e in penombra, Scricciolina era emozionata per questo nuovo spazio, conquistato grazie alla sua curiosità. Il giro di perlustrazione la portò a conoscere "dal vivo" alcuni oggetti che fino ad allora aveva visto solo sui libri: la sega, la pialla, il martello e i chiodi.
Scricciolina andava veloce di quà e di là: voleva vedere quante più cose possibili prima che rientrasse Mastro Pialla!! Ad un certo punto, la sua corsa fu bloccata da uno strano oggetto. Verde come lei ma con strani disegni e scritte in bianco e nero. Sembrava un piccolo tubo, ma era più morbido, e aveva una piccola punta nera all'estremità di destra.
Scricciolina sapeva vedere, conosceva i segni della scrittura delle lucertole. Si avvicinò al tubo, lo spinse delicatamente con la testa per spostarlo verso la luce e così riuscire a vedere quel che vi era scritto. La lucertolina mosse la testa da destra a sinistra, una volta e poi ancora un'altra. Era una lingua strana e sconosciuta che non assomigliava per niente alla lingua delle lucertole!
Ma siccome la curiosità è peggio di un martello pneumatico, Scricciolina pensò bene di portar via il tubo. Strisciò verso l'uscita con il tubo in bocca ma ad un certo punto sbattè contro un ostacolo. I suoi denti si strinsero attorno al tubo perforandone la superficie. Spaventata, Scricciolina fece uno scatto indietro.
Un liquido trasparente uscì dai forellini fatti dai denti della lucertolina. Per terra si formò una pozza. Aveva uno strano odore. Scricciolina rimase immobile ad osservarla. Quando sembrò tutto tranquillo, si mosse verso il tubo per andarsene via ma... "Ooopss.. che mi sta succedendo?" La coda le era rimasta attaccata su quello strano liquido!
Scricciolina provò a dimenarsi, ma i suoi sforzi sembrarono inutili. In lontananza sentì la voce di Mastro Pialla che stava tornando in bottega. La lucertolina si concentrò, raccolse tutte le sue forze e: "Ahi, ahi, ahiiiiiiiiiiiiiiii!". Era riuscita a staccarsi, ma la coda era rimasta appiccicata a terra. Avrebbe voluto fare chissà cosa per recuperarla, ma non c'era tempo; doveva fare in fretta ed uscire prima che Mastro Pialla, rientrando, chiudesse la porta.
Iniziò allora a zompettare goffamente verso la porta, sbilanciandosi e cadendo ora sul fianco destro, ora sul fianco sinistro. Zompettando zompettando Scricciolina arrivò in strada e vedendo il sole che si abbassava sull'orizzonte si rese conto che aveva fatto tardi. Preoccupata per i rimproveri che avrebbe ricevuto da mamma e papà, riprese a zompettare tra i sassi e le grosse pietre squadrate del sentiero che conduceva al castello.
Quando arrivò era parecchio stanca. Senza indugiare imboccò il lungo corridoio che conduceva alla stanza del trono dove l'attendevano il re Ramarro e la regina Margòtola. Non volendo dare a vedere quel che le era successo, entrò strisciando a testa bassa. Ma le sue non erano più le movenze di una lucertola, il suo scorrere era impacciato e impaurito. "Cos'hai?"- le chiese la madre. "Che ti è successo?"- aggiunse il padre. In un misto di imbarazzo e timore Scricciolina percorse zompettando il breve tragitto che la separava dai suoi; poi, con voce tremante, raccontò la sua disavventura nella bottega di Mastro Pialla.
La stanza del trono risuonò ben presto dei "Te l'avevo detto io!" dei sovrani, indispettiti e disorientati dalle nuove trovate e monellerie della loro ultimogenita. Scricciolina non fiatava: sapeva bene di averla fatta grossa e soprattutto di avere dato un dispiacere ai suoi genitori. Fu mandata a letto senza cena, non prima di aver conosciuto la punizione che le era stata data: per tutta l'estate non sarebbe potuta uscire dal castello! E questo voleva dire niente passeggiate per il regno, niente giochi all'aperto con gli amichetti, niente nuove, e soprattutto pericolose, avventure...
...
Per la lucertolina, che preferiva l'aria aperta all'afa irrespirabile del castello, furono tre mesi di nostalgia. Aveva avuto nostalgia delle scorribande coi suoi fratelli tra i giardini reali, dei giochi con gli amici al parco acquatico del regno, della siesta sotto il salice del viale che portava al fiume... Aveva avuto nostalgia delle sue esplorazioni, perlustrazioni e conquiste che la facevano crescere ogni giorno di più. Ma aveva imparato la lezione: la curiosità è il motore dell'intelligenza, ma non può andare a braccetto con l'incoscienza!!
Bellissima fiaba con una morale fantastica. Bravissima Calo, complimenti. Si legge che è un vero piacere e l'ho gustata parola dopo parola. Clap, clap :-)
RispondiEliminaCiao, buona serata. Pat
^_^ Troppo buona, Pat! Scricciolina & Company ringraziano!!
RispondiEliminaBuona serata a te!
che carina, la faccio leggere ai marmocchi, sono certa che la gradiranno :-)
RispondiEliminail racconto mi è piaciuto moltissimo, ma è una storia vera?
RispondiElimina(Limoncello veritas...)
Ciao cara gemellina. robi
Grazie!! Fammi sapere cosa ne pensano!
RispondiEliminaE' un "racconto di zia"!! ^_^
RispondiEliminaEra buono il limoncello?
Saluto serale a gemellino e consorte!
W la Zia e la tenera nipotina!
RispondiEliminaSull'etichetta c'è scritto "di Sorrento" ed io me la bevo e me lo bevo... Buono!
Saluto preserale da gemellino e consorte.
Come sono solita dire: "Fortunata questa nipotina con una zia che scrive racconti così belli, simpatici, educativi e con un tocco di poesia che non guasta mai!"
RispondiElimina:)
Abbraccione formato fine settimana!
Ehm... la zia sarei io...o almeno è questo il mio desiderio più grande adesso...
RispondiEliminaIn attesa che si realizzi( la speranza è l'ultima a morire, nonostante tutto) scrivo per lui/lei... perchè nella sua culletta di ritorno dall'ospedale possa trovare questo mio piccolo dono...
Immagino la bontà del limoncello di Sorrento... ma ti assicuro che anche quello "MammaDcalo" non è niente male! ^_^
Buon fine settimana!
Se un domani arriverà... spero davvero che possa dirsi fortunato/a di avere me per zia!!
RispondiEliminaAbbraccione di fine settimana per tutti voi!
Te l'ho gia detto: sei davvero brava. Complimenti di cuore, Calo.
RispondiEliminahaffner
Sei sempre troppo buono con me! ^_^
RispondiEliminaGrazie mille!!
Oh, ma sai che io credevo che ci fosse già questa nipotina? Scusa, non avevo capito niente :)
RispondiEliminaBrava Calo!
RispondiEliminaSempre mi sorprendi. Complementi e veramente un piacere leggerti.
Un caro saluto
^_^ ^_^
RispondiEliminaGrazie mille!
Il piacere è mio ad averti tra le mie pagine!
Non devi scusarti di nulla!!!
RispondiEliminaBaciottini! ^_^