Voleva stare un po' da solo Michele. Per pensare. Anzi no. Voleva stare un po' da solo per resettare mente e cuore e per donarsi quel black-out di cui da tempo sentiva il bisogno. Senza dare troppe spiegazioni ai suoi colleghi aveva tolto il camice, era salito sulla sua Ford Focus e come un automa aveva lasciato la città e imboccato la strada che saliva verso Piano delle Fate. Curva dopo curva era arrivato agli "Spazi Verdi", aveva lasciato la macchina e si era incamminato a piedi su per il sentiero. Noncurante dello spettacolo di odori e colori che la natura gli offriva, aveva oltrepassato l'osservatorio geofisico... il rifugio... il bar... il Santuario... ed era arrivato lì, al suo piccolo posto... a quel sedile scavato in una roccia.
Ed eccolo... il silenzio a lungo anelato... a spegnere le ansie e i turbamenti di quei giorni.
Capriccioso arriva un soffio di vento, insolente quanto basta a dare alito ad emozioni credute sopite. Un moto dell'anima gli riempie gli occhi di lacrime e lo vede... Vede i boccoli color del grano che incorniciano l'incarnato roseo del suo viso... vede i suoi grandi occhi marroni... i suoi musetti tristi e i suoi sorrisi... E lo sente... lo sente ridere... lo sente ripetergli "va tutto bene"... lo sente cantare... lo sente bisbigliargli paroline dolci... parole d'amore...
Lo sente Michele, lo sente nel suo cuore. E lui, ancora una volta, sta inondando d'amore quel posto caldo che Michele, lì nel profondo, ha riservato solo per lui. Lui... quel figlio che un pomeriggio d'Aprile, come un ladro, gli aveva portato via.
Una voce che mi ha profondamente commossa!!
RispondiEliminaBrava, un racconto che racchiude una verità dolorosa che tanti genitori sono costretti a vivere.
Un caro saluto, Patrizia
un racconto molto triste che la descrizione dei particolari mi fa interpretare come reale. Spero che non sia motivo per te di grande sofferenza.
RispondiEliminaA presto Calo, ciao. robi
Hai ragione Pat, tanti genitori sono costretti a vivere la più atroce delle sofferenze, tanti genitori lottano e amano, soffrono e sperano...
RispondiEliminaEd io... non potrò mai dimenticare la tenerezza di quei piccoli occhi...
A presto!
Una storia vera, caro Robi,che mi lascia dentro nostalgia e magone, anche adesso che sono trascorsi ormai 5 anni da quando la sindrome di Adams-Oliver si è portata via quel piccolo angelo, i cui occhi rimarranno per sempre impressi nel mio cuore.
RispondiEliminaCiao gemellino, un caro saluto per te e Lina.
Triste...Tristissimo cara,
RispondiEliminaSoltanto chi soffre questo dolore sa quello che si sente veramente.
Un abbraccio da lontano ma vicino di cuore.
Anche tu amica mia sei una di quelle che scrive con l'anima e con il cuore prima ancora della mente. Delicatamente mi hai commosso.
RispondiEliminaUn saluto e tutta la mia stima.
haffner
Mi prendo il tuo abbraccio e lo rivolgo ad Emanuele.
RispondiEliminaCiao carissima!
Il cuore é, nel bene e nel male, la dimensione preponderante del mio essere e nei miei scritti palpita di VITA e di intime emozioni...
RispondiEliminaGrazie di cuore per le tue parole, sono un DONO per me!
un amaro risvolto drammaticamente reale, qualche volta... molto bello, Calo.
RispondiEliminaGià... :(
RispondiEliminaGrazie.
L'animo, quando riesce a ricordare il dolore, lascia a chi ne è testimone, come noi che ti leggiamo in questo momento, dei segni indelebili, perché vita è anche questo, delle piccole vite tolte a loro stessi per un destino crudele.
RispondiEliminaE tu hai saputo raccontarlo nel modo giusto. Grazie per averlo fatto, mi ci sono trovato, in altri momenti, in altre storie, ma che in comune hanno la stessa cosa, la vita.
Hai ragione... le anime più diverse hanno in comune l'esperienza del dolore e della sofferenza...hanno cicatrici che magari possono avere forme e sfumature diverse, ma che rimangono lì, impresse, a memoria di ciò che è stato...
RispondiEliminaGrazie per la tua condivisione.