Lo chiamano Sacrificio. Una "parola grossa" che evoca, in qualche modo, paure, sofferenze, rinunce e privazioni. Può darsi. Ma io amo sviscerare le parole nei loro suoni, colori e significati... e allora sacrificio diventa sacrum facere, rendere sacro, custodire e difendere come la cosa più preziosa, il destinatario del tuo fare.
Sono stati giorni non facili, giorni di apprensione e di paure, giorni di fragilità e di responsabilità, giorni di sacrifici. Giorni che mi hanno donato parole e sguardi teneri e dolcissimi, che sono entrati nell'anima e l'hanno dilatata, e parole e sguardi di feroce compatimento, che l'anima l'hanno invece mortificata.
PAZIENZA!
Ciascuno di noi è custode di chi ha accanto, e per me custodire vuol dire donare cure e cuore, offrire ogni fibra della propria vita e farlo con gioia, la gioia che da avere qualcuno nel cuore del proprio cuore.
La mia gemellina è medaglia d'oro alle Calolimpiadi.
RispondiEliminaHo anche vissuto questo tuo passaggio, bello da ricordare e altrettanto difficile da dimenticare.
Abbacio grande. robi
So che puoi comprendermi.
EliminaAbbacio grande ricambiato.